Un altro lockdown! Ma noi non ci fermiamo

Vi presentiamo “IL GIARDINO D’INVERNO”, ci piace chiamarlo così.

Alcuni momenti di lavoro

 

Questa nuova opportunità di incontro è stata creata in sinergia con il DSMD e le Associazioni per far fronte in modo creativo a questa emergenza che non ci permette di stare insieme e fare assembramenti. E’ uno spazio all’aperto che insieme costruiremo, abbelliremo, riempiremo e soprattutto sentiremo nostro.

Proviamo con entusiasmo a riproporci, in presenza e con rinnovata creatività

 

 

 

Don Roberto. Impossibile dimenticare

Come associazione vogliamo dedicare un piccolo, ma sincero omaggio ad un uomo che con il suoi umili, ma coraggiosi passi, ha calpestato la nostra stessa strada, ma l’ha resa un luogo impossibile da dimenticare per tutti noi. Pubblichiamo con orgoglio questa testimonianza di chi l’ha conosciuto molto da vicino.

Grazie Don Roberto, ci inchiniamo davanti a te

….Quante parole sono state impiegate per ricordare la figura di don Roberto. Tante. Per lui che le misurava, le parole, centellinava il suo dire arricchendolo di sorrisi larghi e sguardi profondi, forse  adesso in Paradiso con Dio, ci guarda dall’alto e si rende conto di quanta tristezza ci affligge ma, anche di quanta riconoscenza abbiamo per tutto quello che ha fatto, donando la sua vita agli altri, fino all’ultimo respiro.
Quanta visibilità per un sacerdote che voleva rimanere sempre in secondo piano.
Non aveva organizzazioni particolari che lo sorreggessero nel suo agire, si muoveva subito quando qualcuno chiedeva aiuto. La porta della sua casa era sempre aperta a tutti. Morto. Ucciso in mezzo alla strada come l’ultimo dei malfattori, vicino alla sua chiesa, intanto che preparava le colazioni per i suoi assistiti: tutti gli ultimi della città.

Latte, pane, coperte, vestiti, di tutto si preoccupava per il singolo bisognoso.
La sua Panda, il suo amico e via nelle strade dove c’è sempre qualcuno che ha la necessità anche solo di una parola, una carezza, di un sorriso. Del suo sorriso.
Quando celebrava messa, alzava l’Ostia tanto in alto che pareva dovesse alzarsi anche lui, magnifica figura ascetica e unica, dall’altare chiedeva conferma per gli appuntamenti della parrocchia ai partecipanti dell’assemblea… e si divertiva.
Tanti ora lo piangono, chi lo ha conosciuto bene, chi solo lo incrociava per strada o chi ha letto del suo modo di vivere.
La pace era con lui, il Vescovo Cantoni ieri sera nel rosario a suffragio della sua anima ha detto:” Credo che don Roberto sia stato un prete felice, un Santo della porta accanto”, lui che era così umile
che non si rendeva nemmeno conto di quanto fosse grandioso quello che faceva tutti i giorni.
Auguriamoci che dal posto che sicuramente occupa da ieri nel Paradiso dei Giusti, aiuti tutta la sua città a non cadere preda di anacronistiche rivalse e strumentalizzazioni che mai avrebbe voluto.
Per il mondo del volontariato siamo convinti che don Roberto abbia rappresentato l’esempio da seguire: donare sempre a chi ne ha più bisogno e senza preoccuparsi di null’altro se non di chi è in
difficoltà e ci sta chiedendo aiuto.
Grazie per avere occupato un posto nelle nostre vite, grazie per tutti gli ultimi che hai aiutato, grazie
per noi che non ti dimenticheremo

  

L’importanza della salute mentale

Da articolo del 26/5/2020 di Freedamedia.it

Daremo Più Importanza Alla Salute Mentale D’Ora in Poi?

Recentemente, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ci ha messo esplicitamente in guardia: dopo la pandemia, ci aspetta un’enorme crisi psicologica, se i Paesi colpiti non agiscono e investono sulla salute mentale dei loro cittadini. Le conseguenze dell’incertezza, della disinformazione, dell’isolamento sociale, della perdita di persone care o del calo dei redditi dovuto alla crisi sanitaria ed economica, saranno davvero visibili solo a lungo termine. Siamo psicologicamente preparati a tutto questo?

Normalmente, tendiamo ad accettare con più facilità una malattia fisica: ci concediamo di condividere quel che ci accade, esprimiamo ciò che proviamo e chiediamo sostegno ai nostri amici e familiari, senza sentirci in colpa per il nostro disagio. Invece con la salute mentale è diverso. Spesso i disturbi mentali ci provocano vergogna, perché ancora oggi persiste un grande tabù intorno al tema, motivo per cui vi associamo idee sbagliate e stereotipi, che spesso portano chi soffre di problemi psicologici o psichiatrici a minimizzare o nascondere la propria condizione, per evitare di giudicarsi e sentirsi giudicati. Infatti, solo una piccola parte delle persone che ne avrebbero bisogno riceve un trattamento adeguato, e in molti altri casi i disturbi mentali non vengono neanche diagnosticati.

A seguito dell’epidemia di COVID-19, però, i media hanno iniziato a parlare più del solito di problemi come l’ansia, la depressione o lo stress, avendo compreso fin da subito che la paura di questa nuova malattia e il distanziamento sociale imposto alla popolazione avrebbero potuto avere un forte impatto psicologico su adulti e bambini. E così è stato, in effetti; nonostante ciò, per molti di noi è stato comunque di grande aiuto il fatto di poter accedere a informazioni specializzate, comprendere e normalizzare il disagio di questi giorni, e di sapere che non siamo soli. È quindi possibile che l’attuale dibattito sulla salute mentale ci aiuti a dare in fututo maggiore importanza al tema, e a conquistare la libertà di parlare apertamente dei nostri problemi?

L’impatto psicologico del Coronavirus

Negli ultimi mesi, il consumo di ansiolitici è salito alle stelle, le ricerche hanno evidenziato un aumento dei sintomi della depressione e dell’ansia in vari Paesi, e la situazione dovrebbe peggiorare nei prossimi tempi. Il 47% dei medici e delle infermiere canadesi ha fatto richiesta di un supporto psicologico per far fronte al carico di lavoro e allo stress cui sono stati sottoposti in Pronto Soccorso durante queste settimane; e il 50% del personale sanitario in Cina soffre già di disturbi ansioso-depressivi.

Ma questo fenomeno non ci è nuovo: durante l’epidemia di SARS nel 2003 a Hong Kong – come riporta questo studio e spiega anche la BBCsi era già registrato un aumento del 30% dei suicidi tra le persone di età superiore ai 65 anni. L’impatto di un’epidemia infettiva ha più conseguenze a livello psicologico di quanto avremmo potuto immaginare. Infatti Dévora Kestel, direttrice del Dipartimento di salute mentale e abuso di sostanze dell’OMS, ha evidenziato un aumento dei dati sul suicidio durante questo periodo.

Senza dubbio, è la popolazione più giovane ad essere stata maggiormente colpita, a causa della chiusura delle scuole, della perdita della routine quotidiana, della preoccupazione per la salute e il benessere dei propri familiari e della mancanza di contatto sociale con altri bambini. D’altra parte, le persone adulte, più vulnerabili fisicamente e psicologicamente, stanno avendo difficoltà ad accedere a un intrattenimento televisivo diverso: sono quindi esposte a un costante flusso di informazione (e disinformazione) estremamente negativo riguardo al virus. Questa sovraesposizione può destabilizzare psicologicamente gli adulti e alzare i loro livelli di ansia: l’aumento del numero di decessi, il collasso del sistema sanitario e la necessità di fare il triage per fasce d’età negli ospedali sono tutte informazioni che inviano loro il messaggio che, qualora si ammalassero, avrebbero scarse possibilità di sopravvivere.

La responsabilità della salute mentale

Sebbene un passo fondamentale per alleviare le conseguenze negative di questa crisi sarebbe quello di sviluppare una gestione più responsabile dei media, l’OMS ha chiesto ai governi di incrementare urgentemente “gli investimenti nei servizi di salute mentale”. La pandemia sta colpendo la salute mentale individuale e collettiva a livello globale e in maniera straordinaria, come avevamo visto accadere in passato solo in occasione di eventi storici come gli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, che un decennio fa segnò psicologicamente la popolazione e, sebbene forse in misura inferiore rispetto al Coronavirus, comportò un cambio di paradigma.

Il disagio di oggi è il disagio di tutti. Paura, ansia, stress, apatia, tristezza, insonnia o incapacità di concentrarsi sono sentimenti condivisi dalla stragrande maggioranza delle persone in questi giorni. E parlare apertamente della nostra salute psicologica è un passo importante nella normalizzazione dei disturbi mentali – sebbene perché accadesse ci è voluta una pandemia globale devastante.

Nonostante l’attenuazione dell’emergenza, la crisi non è finita: continuiamo a convivere con restrizioni, divieti, regole di distanziamento sociale, e ci troviamo di fronte a un futuro economico e professionale incerto, ragion per cui la vera necessità di assistenza psicologica provocata alla pandemia si potrà capire solo sulla lunga durata. Per questo motivo, anche le Nazioni Unite si sono raccomandate di includere la salute mentale nei programmi nazionali di risposta al Coronavirus. Volendo evidenziare la controparte positiva della situazione attuale però, sembra almeno che, nel nuovo mondo che si va configurando, potremo convivere più apertamente e senza pregiudizi con i nostri problemi psicologici.

L’associazione La Mongolfiera dona quattro computer per gli studenti del quartiere di Rebbio

Como, 4 computer per gli studenti del quartiere di Rebbio

 

 

Gli educatori del Cag Oasi di Rebbio hanno consegnato quattro computer ad altrettante famiglie del quartiere che ne avevano bisogno perché i ragazzi potessero continuare la scuola da casa con strumenti più adeguati.
Le ultime settimane di lezione in questo modo sono state meno complicate per gli studenti che prima seguivano le lezioni solo con il cellulare o con dispositivi inefficaci.

Il Centro di aggregazione giovanile – Cag del Comune di Como è lo spazio educativo per ragazzi gestito dalla cooperativa Lotta contro l’emarginazione. A rilevare la necessità di avere un pc da parte di alcune famiglie sono stati i volontari attivati per la scuola online dal Cag e dall’oratorio di Rebbio. I volontari sono una trentina, di diverse età, che hanno in comune la voglia di aiutare in un momento difficile. Grazie al contributo dell’associazione Mongolfiera, un volontario è riuscito a trovare quattro pc e le chiavette per il collegamento a Internet. Dina Mensah, operatrice del Cag, è andata a ritirali e poi li ha consegnati alle famiglie.«Anche se arrivati nell’ultimo periodo dell’anno scolastico, i pc hanno portato a tutti tanta soddisfazione – commenta l’assessore alle Politiche educative Alessandra Bonduri – Questo gesto ha reso la scuola on line più accessibile per le famiglie a cui sono stati consegnati, i volontari sono stati contenti di poter dare una mano e contribuire ulteriormente a sostenere i più piccoli, soprattutto in un momento in cui c’era il rischio di rimanere indietro rispetto ai compagni, e io sono grata a tutte queste persone che hanno saputo mettere insieme le necessità e le disponibilità, nell’ottica di migliorare la realtà di ciascuno».

A breve oratorio e Cag incontreranno i volontari on line per valutare in che modo proseguire con l’impegno degli ultimi mesi, e sono già al lavoro per programmare le attività estive per bambini e ragazzi.

articolo del 5 giugno 2020 dalla redazione di Como City